Giffi Blog
24/11/2022
Ci siamo cascati di nuovo. Dopo i 5 circuiti più belli della MotoGP, torniamo a parlare di Sport su GIFFI. Ma se per la MotoGP l'occasione era quella di festeggiare la vittoria di un italiano, Pecco Bagnaia, dopo oltre un decennio, in questa circostanza abbiamo preso spunto da spiacevoli notizie. Stiamo infatti assistendo in questi giorni allo scandalo dei Mondiali in Qatar e dei suoi stadi, cattedrali del Deserto, di cui non resterà nulla a livello calcistico alla fine della competizione.
Gli stadi italiani non saranno i numeri uno da molti punti di vista, ma tra i più calorosi del mondo ci rientrano sicuramente. Noi oggi celebriamo i 5 stadi più belli d'Italia, mettendo in risalto i dati relativi alla loro costruzione. Buona lettura!
“Non mi è mai piaciuto e l'ho detto fin dal primo giorno, si sta troppo lontani, si vede male. Meglio la tv”
Persino all’avvocato Gianni Agnelli, una leggenda del club bianconero, il vecchio Delle Alpi non andava molto a genio. Lo stadio dalle cui ceneri è sorto lo Juventus Stadium in effetti aveva qualche problemino: una visibilità terribile appunto, per colpa della struttura e della pista olimpica attorno al campo, un impianto di irrigazione non funzionante e una capienza eccessiva di 69’000 posti.
Tutti questi fattori insieme trasformarono il Delle Alpi in un deserto, tanto semivuoto e boicottato dal tifo juventino che ai giocatori sarà sembrato di giocare in trasferta anche nello stadio di casa. Per fortuna dei tifosi bianconeri, la musica è cambiata l’8 settembre 2011, giorno dell’inaugurazione dell'Allianz Stadium, il primo stadio moderno di proprietà di un club, in Italia.
È costato 155 milioni di euro, ma li è valsi tutti, capace di ospitare 41’597 spettatori e rappresentare il meglio dal punto di vista della sicurezza, della visibilità e dell’architettura. Le panchine, ad esempio, sono in prima fila, praticamente incastonate all'interno della tribuna, con il campo a soli 7,5 metri dalle gradinate. Mentre la struttura esterna dello stadio è composta da ben 7.000 pannelli d’alluminio di varie sfumature di grigio, oscillanti e riflettenti per ottenere l'effetto di una «bandiera in movimento».
La copertura sospesa degli spalti, invece, è stata realizzata in PVC e prende spunto dalle ali degli aerei, poggiando su un sistema di stralli ancorati a due grandi piloni di 86 metri di altezza. Non stupisce quindi che molti critici reputino lo Juventus Stadium come il miglior esempio per i futuri stadi di serie A.
In un quartiere popolare tra i più antichi di Genova, c’è uno degli stadi più belli e sottovalutati d’Italia, che ha ben poco da invidiare a impianti ben più noti: parliamo dello stadio Marassi, nome stesso del quartiere in cui si trova, campo di battaglia di genoani e blucerchiati, che si incrociano quasi ogni anno per il derby della lanterna.
Il “Marassi”, anche chiamato “Luigi Ferraris”, ha una storia tanto antica che si è dovuto ricorrere alla data simbolica del 10 luglio 1910 per indicarne la costruzione, quando il marchese Musso Piantelli, socio del Genoa, offrì parte del terreno del galoppatoio di una sua villa. Lo stadio di oggi è ovviamente molto diverso, anzi completamente diverso, quasi impossibile trovare un punto di contatto con lo stadio di oggi, se non per 2 aspetti: la biglietteria dello stadio, datata 1926, e l’ingresso della tribuna.
Il Marassi è diventato con il tempo come un moderno stadio in stile inglese, con il pubblico a distanza ravvicinata dai giocatori e attrezzature ultramoderne in ogni aspetto, sale stampa, spogliatoi, servizi per il pubblico, tabelloni luminosi e impianto d'illuminazione. Il Marassi, non a caso, è classificato come UEFA 3, ovvero stadio abilitato ad ospitare competizioni nazionali, europee e internazionali.
“Che significa Napoli per me? È la mia casa.”
Il più grande di tutti i tempi, il “dios” del calcio, Diego Armando Maradona ha lasciato a Napoli “un pezzo di cuore”, ma è stato più che ricambiato dal popolo napoletano. Il San Paolo, lo stadio che Diego ha illuminato per 7 anni porta il suo nome da 2 anni ormai, con tanto di statua all’ingresso del terreno di gioco, a dimostrazione del legame unico e viscerale tra il Pibe e i napoletani. Ma prima ancora di essere “Maradona” o “San Paolo”, lo stadio del Napoli era chiamato Stadio del Sole, a simboleggiare la rinascita della città dopo la seconda guerra mondiale.
Fu costruito nel quartiere di Fuorigrotta con due grandi anelli ellittici concentrici in calcestruzzo armato, con il primo anello al di sotto della quota stradale, grazie al benestare del Sindaco, nonché presidente del Napoli, Achille Lauro. La struttura venne stravolta e ingrandita in seguito ai lavori in vista dei mondiali di Italia 90, che portarono a un terzo anello non necessario e mai frequentato dal pubblico di casa. Dalla fine di quel mondiale lo stadio è rimasto tutto sommato lo stesso, a parte qualche piccola miglioria approdata con le Universiadi del 2019.
Purtroppo il Maradona sconta ancora problemi strutturali: la pista di atletica, la pericolosità strutturale del terzo anello, problemi di ordine pubblico e di traffico pre e post partita e problemi in caso di forti piogge. Uno stadio moderno ed efficiente farebbe davvero onore alla carriera leggendaria del più forte giocatore di tutti i tempi. Uno stadio che ha bisogno solo di questo, essendo già uno dei più belli e caldi d’Europa.
Lo stadio Friuli è stato inaugurato il 26 settembre 1976 e prende il suo nome dal terribile “Terremoto del Friuli” che solo 4 mesi prima uccise poco meno di 1000 persone tra le province di Udine e Pordenone. Qui l’Udinese gioca le proprie gare casalinghe e dal 2016 è uno degli stadi più all’avanguardia in Italia.
La prima porzione dell'impianto a prendere forma fu l'arco che regge la copertura della tribuna centrale, lungo circa 200 metri e alto oltre 31, costituito da 17 blocchi di cemento armato in serie. Proprio questo arco è divenuto nel tempo il simbolo dell'impianto stesso. Il Friuli ha poi cambiato volto con il progetto del 2012, che ha indicato nella demolizione delle due curve e dei distinti, la rimozione della pista di atletica, lo spostamento del campo al di sotto della tribuna i punti chiave per il nuovo Stadio, costato sui 50 milioni di euro, totalmente a carico dell'Udinese.
Uno stadio che non vuole essere solo uno stadio, ma un’attrazione pensata per le famiglie e per tutti i friulani. Le nuove tribune accolgono infatti al loro interno palestre, sale da bowling, cinema, piscine, locali di ristoro con vista sul campo, aree benessere, il museo dell'Udinese Calcio e dello sport friulano.
Ci siamo, eccoci al Tempio del Calcio, lo stadio più glorioso dello sport italiano: il mitico San Siro, casa di Milan e Inter. Costruito nel 1926 dopo appena 13 mesi di lavori, il primo San Siro non era un gioiello a livello strutturale. Anzi, potremmo dire che era quasi uno stadio modesto: con quattro tribune indipendenti in cemento armato dal profilo “a segmento” ciò ad altezze diverse.
Ma poco importava di questo al tifoso meneghino, che all’ombra del Duomo assiste a sfide e derby della madonnina straordinari che continuano ad emozionare ancora oggi. Il San Siro, sulla carta di identità “Giuseppe Meazza”, formula mai davvero entrata nel gergo comune, ha cambiato pelle negli anni 50 dotandosi di un secondo anello e diventando, tra l’altro, il primo stadio in Italia ad ospitare partite serali, grazie al nuovo impianto di illuminazione del '57. Come tutti gli stadi italiani dell’epoca, anche San Siro fu investito dalla furia rinnovista di Italia 90 e il Comune di Milano optò per una soluzione ambiziosa che si sarebbe poi rivelata fenomenale: la costruzione del terzo anello.
Ed è così che subito vengono realizzate 11 torri cilindriche in cemento armato per sostenere il nuovo anello e dare accesso alle gradinate. Ancora una volta, come per il secondo anello degli anni 50’, il “nuovo” San Siro ingloba il “vecchio” San Siro in perfetto stile matrioska, con gli strati precedenti ancora visibili sotto i nuovi materiali. Come se lo spirito dei Campioni del passato corresse ancora sotto l’erba su cui giocano gli idoli di oggi.