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GIFFI CRASH 12: Disastri Causati dall' Uomo Giffi Blog

GIFFI CRASH 12: Disastri Causati dall' Uomo

09/08/2024

Nella routine quotidiana dei luoghi di lavoro, piccoli errori sono comuni e spesso passano inosservati senza causare danni evidenti. Tuttavia, ci sono momenti in cui una distrazione momentanea o una negligenza possono portare a disastri ambientali e tragedie umanitarie di vasta portata. Oggi scopriamo insieme come piccoli errori scatenati dall'uomo hanno causato danni incredibili, lasciando cicatrici indelebili sul pianeta e nelle vite di tutti. Da disastri nucleari a crolli di mega infrastrutture, ognuno di questi eventi ha una storia incredibile! In questo episodio di Giffi Crash, scopri quale, tra queste catastrofi, è stata più distruttiva.

 

Tsunami di Melassa

Stai facendo una tranquilla camminata in città, quando da un momento all’altro vieni travolto da un’onda anomala di melassa! Sembra folle vero? È proprio quello che è successo a Boston nel 1919 dove una marea nera con onde alte 10 metri ricoprì la città investendo tutto ciò che era sul suo cammino. L’incidente fu causato dall’esplosione di un serbatoio pieno di questo delizioso liquido zuccherino, di proprietà della Purity Distilling Company, un'azienda specializzata nella produzione di etanolo. Questo enorme silos fu costruito nel 1915 ed era alto 15m, largo 27m e poteva contenere oltre 8 milioni di litri di melassa. La causa di questo devastante incidente fu proprio la negligenza e la non curanza da parte dell’azienda perché il serbatoio presentava dei difetti strutturali e molte perdite di liquido.

La Purity Distilling Company, consapevole di ciò, pensò di porre rimedio nascondendo le crepe dipingendo tutto di Marrone. Il 13 Gennaio 1919 un carico di 5 milioni di litri di melassa riempì il silos causandone l’esplosione. L’intero contenuto si riversò per le strade di Boston con onde che viaggiavano ad una velocità di 56 km/h. Successivamente il mare di melassa iniziò a solidificarsi, rendendo la rimozione una vera e propria impresa. Nel tragico evento persero la vita ben 21 persone e circa 150 rimasero ferite, mentre gran parte della città fu distrutta.

 

Naufragio della Costa Concordia

Il 13 Gennaio 2012 è la data simbolo di uno dei più grandi disastri italiani, il naufragio della Costa Concordia. Questo tragico evento spezzò la vita di 32 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio, a causa di una manovra scellerata da parte del comando di bordo e, ben più grave, dalla sciagurata gestione delle operazioni di abbandono nave.

La Costa Concordia impattò contro gli scogli de Le Scole alle ore 21:45 a causa di una manovra irresponsabile, ma di uso comune: il cosiddetto inchino per salutare gli abitanti dell’isola. Il comandante Francesco Schettino estremizzò la manovra tentando di avvicinarsi di più all’isola, ma a causa delle carte nautiche inadeguate e della velocità folle si accorse troppo tardi del reale pericolo che stava correndo. A questo punto Schettino tentò di salvare la nave con una manovra impossibile, impartendo ben 7 ordini in 13 secondi al timoniere, ma l’impatto fu inevitabile.

Lo scoglio aprì uno squarcio di ben 36 metri lungo la parte posteriore sinistra della nave che compromise lo scafo dell’imbarcazione facendo imbarcare grandi quantità d’acqua fin da subito, che a sua volta bloccò i motori causando un blackout. Ma non è finita qui! Appena dopo l’impatto il comandante non allertò tempestivamente i soccorsi, anzi cercò di insabbiare l’accaduto segnalando l’emergenza circa un ora dopo l’impatto ritardando così le operazioni di soccorso, inoltre pensò bene di abbandonare la nave. Il grave ritardo accumulato mise fuori uso tre scialuppe e compromise seriamente il regolare lavoro dei soccorritori a causa dell’inclinazione della nave.

Se ci fosse stata più prudenza e un'organizzazione migliore questo tragico evento si sarebbe potuto evitare!

 

Crollo del Ponte Morandi

Il Viadotto Polcevera, noto anche come Ponte Morandi, fu progettato dall’omonimo Ingegnere, Riccardo Morandi e venne costruito fra il 1963 e il 1967. All’epoca era uno dei ponti più innovativi e tecnologici, formato da due parti principali: la prima, lunga 484m, era formata da un impalcato e sorretta da otto piloni di cemento armato, la seconda, lunga 618m, aveva una struttura strallata a sostegno dei tre piloni che sorreggevano il piano stradale. La particolarità del ponte erano gli stralli omogeneizzati, una tecnica brevettata proprio dall’Ingegner Morandi, rivestiti in calcestruzzo precompresso allo scopo di proteggerli dagli agenti atmosferici e renderli più rigidi. Il risultato fu un’opera imponente e straordinaria, lunga 1102m, larga 18m e alta circa 45m. Purtroppo dopo qualche anno iniziarono ad esserci i primi problemi strutturali a causa del degrado riscontrato soprattutto nei piloni 9 e 10 che necessitavano di manutenzione accurata agli stralli.

Nell’agosto del 2018 fu proprio il Pilone numero 9 a cedere e a causare il disastro che ha strappato la vita a 43 persone e la propria abitazione ad altre 566. Ma perchè è crollato? La causa della tragedia è stata proprio la corrosione dei cavi interni di uno degli stralli del pilone 9, che a causa degli agenti atmosferici, hanno aumentato il loro volume ed hanno spaccato il rivestimento, con conseguente cedimento e crollo del ponte. Dalle perizie si è constatato che il 99% dei cavi all’interno degli stralli erano estremamente deteriorati e ciò ha evidenziato che non era stata fatta alcuna manutenzione, quindi la viabilità del ponte doveva essere interdetta alla circolazione. Purtroppo questa grande negligenza ha portato al peggio.

Ad oggi il viadotto è stato prima demolito e poi ricostruito con un nuovo progetto ad opera del grande architetto Renzo Piano regalato alla città di Genova.

 

Esplosione di Beirut

È stata una delle esplosioni non nucleari più forti di sempre, con un'onda d’urto che ha spazzato via ogni cosa intorno a sé e causato danni fino a 10 km di distanza. Basti pensare che, solo nel punto in cui è avvenuta, si è formato un cratere di 140m di diametro. È il 4 Agosto 2020, ci troviamo nel porto di Beirut, tra le strutture c’erano diversi capannoni, e tutto è partito proprio dall'interno di uno di questi, precisamente il numero 12. Qui difatti c'erano ben 15 tonnellate di fuochi d’artificio, kerosene, acido cloridrico e decine di sacchi contenenti un totale di circa 2750 tonnellate di nitrato d’ammonio. La catastrofe è stata una catena di eventi fatali!

Inizialmente è scoppiato un incendio nei pressi del capannone che a sua volta, espandendosi, ha innescato lo scoppio dei fuochi d’artificio che a loro volta hanno scatenato una reazione chimica con il nitrato d’ammonio che ha sprigionato gas ad una velocità di 3000 metri al secondo, a causa delle temperature elevatissime, generando appunto questa violenta esplosione.

Il bilancio dei danni è impressionante: circa 220 morti e 7000 feriti, inoltre 50.000 abitazioni, 178 scuole e 9 ospedali sono stati gravemente compromessi, oltre al porto che è stato completamente disintegrato, ribaltando addirittura una nave. Purtroppo questo clamoroso disastro è stato causato da un mix di errori e negligenze fatali, a partire dall’incendio causato da alcuni operai fino a quello più grave, l’abbandono senza controllo del nitrato d’ammonio e il resto del materiale altamente infiammabile per circa 7 anni all’interno del capanno.

 

Disastro aereo di Tenerife

Siamo in Spagna, Aeroporto di Los Rodeos, è il pomeriggio del 27 Marzo 1977, giorno in cui avvenne il più grave incidente aereo dell’aviazione civile: Il disastro di Tenerife! Le cause di questo tragico evento sono molte, dagli agenti atmosferici all’inadeguatezza dell'infrastruttura e, da non sottovalutare, i molteplici errori umani che, anche se involontari, hanno giocato un ruolo cruciale. I due aerei coinvolti, i Boeing 747 della KLM e della PAN AM, erano stati dirottati a Los Rodeos a causa di un allarme bomba all'interno dell’aeroporto di destinazione. L’Aeroporto di Tenerife non era ben attrezzato per gestire tutti gli aerei arrivati a causa delle dimensioni ridotte del personale, poco esperto nella gestione di traffici intensi, e dell’inadeguatezza della struttura, che non aveva ne un radar di terra ne luci sulla pista ben funzionanti. Per motivi logistici gli aerei, una volta atterrati, furono disposti su una pista in sosta, nell'attesa di ripartire verso le Canarie.

Quando arrivò il momento di decollare per il Boeing KLM, calò una nebbia fittissima che limitava la visibilità ai piloti, ma nonostante ciò iniziarono la manovra di rullaggio per decollare, senza autorizzazione da parte della torre di controllo. Nel frattempo, l’aereo della Pan Am occupava la pista in cui il KLM stava per decollare; a causa di un ulteriore errore e delle interferenze radio, il pilota, a cui era stato indicato di sostare nella via di rullaggio numero 3, sbagliò e andò verso l'uscita numero 4. Quando il pilota del KLM si accorse dell’aereo PAN AM in pista era ormai troppo tardi, tentò una manovra estrema di decollo che non riuscì. L’impatto fu inevitabile!

Il bilancio fu tragico con 583 vittime e solo 61 superstiti feriti, tutti a bordo del volo PAN AM.

 

Disastro del Vajont

Il disastro del Vajont, uno degli eventi più tragici e significativi nella storia degli incidenti legati a opere ingegneristiche in Italia. Avvenuto il 9 ottobre 1963, fu causato da una frana all’interno della diga del Vajont, situata tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, vicino a Longarone (BL). La diga fu costruita tra il 1957 e il 1960 per produrre energia idroelettrica ed era, all'epoca, una delle più alte dighe ad arco del mondo, con un'altezza di 262m.

Questo progetto però aveva delle criticità, proprio perché i monti che circondavano la struttura erano poco stabili, infatti, durante la costruzione, ci furono ben 2 frane che accesero dei campanelli d'allarme nei geologi e tecnici che avvertirono gli ingegneri riguardo la stabilità geologica della montagna circostante, ma, ovviamente, furono ignorati e il progetto fu portato avanti. Oltre ad ignorare l’instabilità del territorio, un altro errore incredibile fu quello di permettere alla diga di riempirsi fino a quasi il massimo della sua capacità. Durante la notte, alle 22:49, un'enorme frana si staccò dal monte Toc raggiungendo una velocità di 100 km/h. L’ammasso roccioso cadde nel bacino del Vajont, contenente 115 milioni di m³ d'acqua, provocando uno tsunami con un’onda alta 250 metri che si diramò in tre diverse direzioni raggiungendo Erto, la più danneggiata, Casso e Longarone, che fu rasa al suolo insieme ad altre frazioni minori nella Valle del Piave. In totale le vittime furono circa 1917 ed i comuni danneggiati più di 10.

Questo disastro fu il risultato di errori umani, negligenze e fallimenti nelle decisioni ingegneristiche e gestionali, tanto da essere definito dalle Nazioni unite come un caso esemplare di disastro evitabile, in una conferenza sulla comprensione delle scienze della terra, nel 2008.

 

Chernobyl

Chernobyl è stato il disastro nucleare più grave della storia, un mix tra piccoli difetti di fabbrica e gravi errori di organizzazione. Nelle prime ore del 26 Aprile 1986, una serie di esplosioni scossero il cuore della centrale nucleare di Chernobyl, vicino alla cittadina di Pripyat, nell'allora Unione Sovietica, ora Ucraina. Il nocciolo del reattore nucleare numero 4 esplose facendo saltare in aria il tappo che lo copriva, dal peso di ben 1000 tonnellate, e scagliando enormi quantità di materiale radioattivo nell'atmosfera. Una nube tossica si innalzò nell'aria, spargendo radiazioni letali su vasti territori dell'Europa orientale e occidentale.

L’esplosione fu causata da un errore di progettazione del reattore e dal fallimento di un test di sicurezza svolto proprio in quella notte. Il personale di turno, che non era ben preparato, vedendo che il reattore stava perdendo gradualmente potenza, l'alzò al massimo sollevando tutte le barre di sicurezza, tranne sei, che controllavano la stabilità del reattore, violando le norme che ne prevedono almeno trenta inserite. Questa manovra causò un aumento incontrollato di pressione, che al momento in cui vennero abbassate di nuovo tutte insieme, per via del test, innescò l’esplosione.

I primi soccorritori, ignari del pericolo mortale, si precipitarono verso il reattore per spegnere l'incendio che ardeva violentemente, contaminandosi irreparabilmente. Il bilancio fu indescrivibile: tra i 200000 e i 350000 sfollati, 64 morti legati direttamente all’incidente e migliaia di casi di malati oncologici nei mesi e negli anni successivi, come riportato nel rapporto del Chernobyl Forum redatto da agenzie dell’ONU.

L'incidente di Chernobyl si segnalò come il più grave disastro nucleare della storia, non solo per l'immediato spargimento di radiazioni, ma anche per le lunghe ombre di sofferenza, malattia e morte che proiettò sulle generazioni future.

 

Tragedia di Bhopal

La Tragedia di Bhopal, in India, avvenne il 3 Dicembre 1984 e può essere classificata come il disastro causato dall’uomo più grave di tutti i tempi! Ci troviamo in uno stabilimento chimico gestito da Union Carbide India Limited, nel cuore della notte, in un serbatoio contenente isocianato di metile (MIC), un gas estremamente tossico utilizzato nella produzione di pesticidi, ci fu un aumento incontrollato di pressione che ha innescato una perdita di gas. Il personale addetto al controllo, appena si rese conto della pressione elevata, tentò di avviare le manovre di emergenza che, a causa di manutenzione inadeguata, non funzionarono e il gas uscì fuori dalla ciminiera di sfogo liberandosi nell’atmosfera.

Il gas si diffuse rapidamente sulla città mentre i suoi abitanti dormivano. Più di 500000 persone furono esposte al gas tossico e iniziarono a tossire e ad accusare malori. Per le strade si generò il panico ed iniziarono a scappare tutti, in molti morirono soffocati durante questa fuga. Il gas uscì ininterrottamente per più di mezz'ora e si espanse per un'area vasta circa 8 km. Un altro errore grossolano fu fatto da parte delle autorità e della Union Carbide che, cercò di insabbiare l’accaduto dichiarando che il gas fuoriuscito era ammoniaca.

Il giorno dopo lo spettacolo era raccapricciante con persone e animali morti per strada e molti intossicati dal gas letale. Le indagini successive al disastro mostrarono che il serbatoio da cui è fuoriuscito il MIC non era a norma e inoltre era pieno per oltre il 75%, ben oltre il 50% consentito dalla legge.

Dopo 35 tonnellate di gas fuoriuscito il bilancio fu disastroso: circa 4000 persone morte nella notte e altri 20000 hanno sviluppato malattie mortali a causa dell’intossicazione.

 

Conclusione

In questo articolo abbiamo analizzato le storie mozzafiato di queste catastrofi, esplosioni inaspettate, collassi strutturali, errori di calcolo e negligenze fatali, scoprendo le cause e le conseguenze che hanno inflitto sulle popolazioni interessate. Questi eventi sono esempi concreti di quanto sia cruciale svolgere il proprio dovere in modo attento e preciso, perché anche una piccola distrazione può portare al peggio.

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