Giffi Blog
27/10/2022
Molti hanno provato a stilare classifiche a tema circuiti MotoGP: i più belli, i "migliori", i più difficili eccetera eccetera. È chiaro che una TOP di questo genere non può essere oggettiva né tantomeno incontrare i gusti di tutti. Dal canto nostro (e nel nostro piccolo) ci siamo basati su un piccolo sondaggio interno e sul parere del collega motociclista (della domenica!) cultore del MotoGP e gran fan di Francesco "Pecco" Bagnaia. Nella sua analisi sono confluiti molti fattori: storia, pubblico (atmosfera dentro), particolarità del tracciato, ambiente circostante (atmosfera fuori) e così via. Speriamo di averci capito qualcosa.
Per te: sei un amante delle 2 ruote e vuoi portare ovunque il tuo mezzo (come chi parte per i migliori itinerari in moto in Italia)? Forse può interessarti il trasporto moto con furgone a noleggio per i viaggi in famiglia ad esempio.
Un circuito che sta scrivendo la storia recente del motomondiale è il Sepang International Circuit, casa del Gran Premio di Malesia e modello di riferimento per le piste del futuro. Sepang ha reso il suo architetto, Hermann Tilke, un artista dei circuiti. Dopo questo progetto, sono state commissionate al tedesco la bellezza di 20 piste in tutto il mondo. Qual è il segreto del successo di Sepang e del suo fascino? Il marchio di fabbrica sono sicuramente i 2 larghi rettilinei seguiti da curve a gomito che agevolano i sorpassi e aumentano la spettacolarità della gara.
Ma non solo: Sepang risponde meglio alle moderne necessità di sicurezza e assicura una visuale da sogno al pubblico grazie all’esclusiva tribuna principale a due facciate. La sfida forse più appassionate che qui si è svolta è il duello tra Valentino Rossi e Marc Marquez durante il Gran Premio del 2015, terminato con la caduta del pilota spagnolo. Le tribune, che nella stagione dei monsoni sono molto utili per difendersi dagli acquazzoni, hanno la forma delle palme da olio della piantagione su cui è stata edificata la pista e sono un simbolo del Paese asiatico.
Phillip Island non sembra un luogo reale, quanto un luogo onirico, il prodotto di una mente che si gode un sonno rilassato. Ma Phillip Island è reale eccome, è un circuito in asfalto ed ossa che ospita il Gran Premio d’Australia, anche se si trova a due passi dal ciglio di una scogliera e da pinguini, foche e koala. La pista non ha recinzioni esterne e proprio quest’anno è capitato che un wallaby la attraversasse nel pieno della gara, a testimonianza dell’esotismo che la località respira. Fortunatamente, il wallaby ne è uscito senza un graffio.
Phillip Island è poi un circuito ostico, come confermato dalla stessa Michelin, il cui layout aggressivo si compone di curve veloci che costringono i piloti a uno stretto angolo di piega che scalda la gomma posteriore. L’eroe di casa è l’australiano Casey Stoner, vincitore di 5 gran premi consecutivi dal 2007 al 2011 e a cui è dedicata la curva numero 3: lo Stoner Corner.
Il Losail, il circuito che ospita il Gran Premio del Qatar è un caso a sé, davvero unico nel suo genere, in quanto edificato nel bel mezzo del deserto. Le gare organizzate qui, a differenze delle altre, devono svolgersi per forza di sera a causa del caldo mortale del giorno e hanno bisogno di riflettori che potrebbe dare energia a 3000 case.
Il Losail apre ogni nuova edizione del Motomondiale dal 2007, ma sarà invece l’ultima gara del 2023 a causa di ristrutturazioni. È inoltre la pista più abrasiva secondo la Pirelli. Ad ogni modo, l’atmosfera di solitudine, a tratti spettrale, che si avverte in questo circuito gli conferisce un fascino particolare che, al netto delle critiche, lo fa posizionare in questa classifica.
Dopo una cattedrale nel deserto, passiamo alla Cattedrale della Velocità, il circuito di Assen. Questa pista è stata l’unica ad aver ospitato ogni anno un Gran Premio fin dalla creazione del MotoGP nel '49, eccezion fatta per il 2020 causa Coronavirus. Assen è soprannominata poi come “L’Università delle 2 ruote” in virtù della difficoltà del suo percorso, che negli anni ha subito varie modifiche per rallentarne la folle velocità media.
I tifosi e gli appassionati dei motori arrivano da ogni angolo del mondo per il Gran Premio d’Olanda che qui si svolge, ma che in realtà è un festival del motociclismo a tutti gli effetti. Assen è, secondo noi, uno dei circuiti più belli non tanto per la sua estetica, che comunque è splendida, ma per ciò che ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà sempre per il motomondiale. Valentino Rossi, non uno a caso, è cittadino onorario della città di Assen.
L'autodromo ha vinto per cinque volte il premio come miglior circuito mondiale di motociclismo (Best Grand Prix, 1995-1996-1997-2000-2011).
Non potevamo che chiudere la classifica proprio con il Dottore e la sua pista preferita, quella che accoglie la marea gialla e che ha visto Valentino Rossi trionfare 9 volte, il leggendario Mugello. Per carità, ogni pista ha il suo popolo bellissimo e cantante, ma non esiste luogo al mondo in cui l’amore per i motori prenda forma come da queste parti. Tutte e 15 le curve del Mugello sono sacre, e i loro nomi sono scolpiti nella pietra.
Arrabbiata 1 e Arrabbiata 2, curve cieche e veloci, oppure come la Casanova-Savelli, una curva insidiosa per l'effetto della contropendenza, oppure ancora la San Donato, la prima della gara, dove bisogna staccare il gas il più tardi possibile se si vuole vincere.
Il circuito fu costruito nel 1972 su iniziativa dell'Automobile Club di Firenze, prima di essere acquistato dalla Ferrari nel 1988, che lo ristrutturò nel profondo a livello di infrastrutture, senza intaccare il disegno del tracciato, molto impegnativo per i piloti. Diversi altri interventi sono poi stati realizzati negli anni, ma sempre nella filosofia del progettista originale, l'Ing. Gianfranco Agnoletto. Il Mugello è il tempio del motociclismo italiano.