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13/03/2026
La maggior parte delle infrastrutture italiane, in particolare ponti e viadotti, è stata costruita durante il boom economico del dopoguerra. Oggi, molte di queste opere hanno oltre 50 anni e richiedono controlli sempre più attenti per garantire la sicurezza. È in questo contesto che si inserisce l'attività di ispezione dei ponti, una fondamentale disciplina regolata da normative e tecnologie all'avanguardia, che si pone l'obiettivo di mantenere ponti e viadotti del paese in salute. Laddove un automobilista scorge solo una strada che unisce due punti, un professionista nota i segni del tempo, l'ossidazione del ferro e le condizioni dell'asfalto. Scopriamo norme, tecniche e tecnologie che caratterizzano questa attività.
In questo articolo vedremo:
Punto cardine nella storia della sicurezza dei ponti in Italia è stata l'adozione del D.M. n. 578 del 17 dicembre 2020, che ha introdotto le linee guida per la classificazione e la gestione del rischio, la valutazione della sicurezza e il monitoraggio dei ponti esistenti. Recentemente, il quadro è stato ulteriormente raffinato con il Decreto del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici n. 413, rendendo il processo di ispezione ancora più oggettivo. L'obiettivo finale di ANSFISA (Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali e Autostradali) è quello di assicurare che ogni decisione riguardante la manutenzione di un ponte o le limitazioni al traffico sia basata su evidenze tecniche solide e non su valutazioni soggettive.
Quando il tecnico si reca in cantiere per un'ispezione, l'obiettivo è restituire una "fotografia" oggettiva dello stato di salute dell'opera. Non si tratta solo di guardare le travi, ma di esaminare ogni componente, inclusi l'estradosso (la superficie stradale), l'intradosso (la parte sotto l'impalcato) e persino le opere di fondazione, spesso nascoste dall'acqua o dal terreno.

Il materiale più diffuso nelle infrastrutture italiane è il calcestruzzo armato. Nonostante l'apparente indistruttibilità, è soggetto a fenomeni di degrado chimico e fisico che possono comprometterne le capacità nel tempo. Il difetto più comune riscontrato durante le ispezioni è la carbonatazione: il calcestruzzo, reagendo con l'anidride carbonica atmosferica, perde la capacità di proteggere le armature interne a causa della riduzione del proprio pH naturale.
L'ossidazione del ferro porta alla formazione di ruggine, la quale occupa un volume superiore rispetto all'acciaio originario. Questa espansione genera tensioni interne che portano all'espulsione del copriferro, lasciando le armature esposte agli agenti atmosferici. Un altro elemento critico è il rapporto acqua/cemento utilizzato durante la costruzione: se troppo elevato, il calcestruzzo risulterà poroso, facilitando la penetrazione di cloruri e solfati che accelerano la corrosione.
In presenza di dubbi o di opere classificate con Classe di Attenzione Alta, l'ispezione visiva viene integrata con indagini speciali non distruttive. Alcune tecnologie permettono di "vedere" dentro la struttura senza danneggiarla irrimediabilmente.
Pacometria e Georadar: Mappano armature e cavi nel calcestruzzo senza danneggiarli.
Videoendoscopia: Sonde a fibre ottiche inserite in piccoli fori per ispezionare cavi e vuoti.
Diffrazione a Raggi X (XRD): Analizza lo stato di tensione superficiale dei cavi d’acciaio.
Rilascio Tensionale: Tagli tronco-conici nel calcestruzzo per misurare deformazioni e sollecitazioni residue.
Capire cosa non vada nell'infrastruttura è sicuramente il problema principale, ma a volte, anche solo raggiungere il punto da ispezionare può rappresentare una sfida. Molti viadotti italiani sono stati progettati senza prevedere sistemi di accesso per la manutenzione. Ci sono ponti che attraversano fiumi, altri che scavalcano linee ferroviarie ad alta tensione, o ancora viadotti autostradali che sorgono a cinquanta metri dal suolo sopra scarpate impraticabili. In queste situazioni, l'allestimento di un ponteggio tradizionale è spesso improponibile per motivi di costi, tempi e sicurezza.
Nel campo del noleggio di mezzi industriali, esiste una categoria di macchine nata appositamente per risolvere il problema dell'accessibilità alla parte inferiore del ponte: le piattaforme Bybridge o "sottoponte". Queste attrezzature rappresentano la scelta logica per chi deve eseguire ispezioni o ripristini strutturali senza dover montare strutture fisse a terra.

La particolarità tecnica che distingue una Bybridge da una comune piattaforma aerea (PLE) è il braccio progettato per lavorare in "negativo", ovvero capace di estendersi verso il basso partendo dalla base d'appoggio situata sopra il ponte. Il mezzo viene posizionato sulla carreggiata, stabilizzato, e il suo braccio scavalca il parapetto o la barriera stradale, posizionando il cestello o la passerella direttamente sotto l'opera.
Esistono principalmente due tipologie di configurazione:
Piattaforme a torre: Offrono un piano di calpestio orizzontale molto ampio, simile a un vero e proprio ponteggio sospeso. Sono ideali per lavori di manutenzione che richiedono la presenza di più operatori, attrezzature pesanti o il trasporto di materiali.
Piattaforme a cestello: Molto simili alle classiche autocarrate ma con la possibilità di lavorare verso il basso. Sono perfette per ispezioni visive rapide, mappature laser scanner 3D o installazione di sensori di monitoraggio.
L'utilizzo di piattaforme Bybridge e il lavoro in quota per l'ispezione di ponti e viadotti richiedono una preparazione specifica che va oltre la semplice patente di guida. L'operatore addetto all'utilizzo di una Bybridge deve ricevere formazione e addestramento mirato, come sancito dal D.Lgs. 81/2008.
Il percorso formativo che seguono gli operatori li istruisce sulla gestione dei rischi specifici, come quello di caduta dall'alto e di ribaltamento del mezzo, e sulle procedure di emergenza in caso di guasto meccanico.
Oltre alla formazione, è obbligatorio l'uso di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) di terza categoria. Questi includono:
Casco con sottogola: Fondamentale per proteggere il capo in caso di urti contro le travi o di caduta di oggetti dall'alto.
Dispositivi anticaduta e cordini: Devono essere sempre agganciati ai punti di ancoraggio certificati all'interno del cestello o della passerella.
Gestire l'ispezione di un ponte non è un compito da prendere alla leggera. La fragilità di molte opere esistenti e le sfide imposte dal traffico e dalla geografia italiana richiedono un mix di competenza e pragmatismo.
In un settore in cui l’errore non è ammesso e la sicurezza pubblica è in gioco, rivolgersi a partner affidabili è fondamentale. Giffi Noleggi fornisce attrezzature specialistiche che permettono ai professionisti di concentrarsi sul cuore del problema tecnico.
Fino a poco tempo fa si contavano circa 1.900 ponti a rischio, su un totale superiore a 60.000 unità.
Spesso è possibile accorgersi di problemi incombenti anche a occhio nudo e senza conoscenze professionali: fessure larghe, pezzi di cemento staccati o ferri scoperti sono i segnali più evidenti. A questi si aggiungono ristagni d'acqua e chiazze di umidità.
Quella è una zona particolarmente delicata, dato che è proprio lì che avviene l'erosione del terreno a causa della corrente. Per controllarla spesso si utilizzano piccoli droni subacquei o sommozzatori.
La frequenza di ispezione dipende dall'età, dal traffico e dalla classe di attenzione della struttura. In generale si prevedono ispezioni visive ogni 1-3 anni affiancate da controlli più approfonditi quando emergono segnali di degrado.
Il costo di un'ispezione dipende da diversi fattori, tra cui la dimensione dell'opera, l'accessibilità e il tipo di indagini necessarie. Un semplice controllo visivo ha costi contenuti, mentre indagini diagnostiche avanzate e l'impiego di piattaforme sottoponte o droni possono aumentare l'investimento necessario.
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