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GIFFI CRASH 22: eruzioni vulcaniche più letali del XXI secolo Giffi Blog

GIFFI CRASH 22: eruzioni vulcaniche più letali del XXI secolo

27/03/2026

Negli ultimi venticinque anni la Terra ci ha ricordato più volte quanto possa essere imprevedibile e potente. Vulcani apparentemente silenziosi si sono risvegliati in pochi istanti, cancellando città, paralizzando interi Paesi e lasciando un segno profondo nella storia recente. In passato i vulcani sono stati protagonisti di alcuni degli eventi naturali più distruttivi e mortali che si siano verificati sulla Terra, sia prima che dopo la comparsa dell'uomo. Le tecnologie di monitoraggio sono migliorate enormemente, eppure gli ultimi 25 anni non sono stati da meno.

Benvenuti in una nuova puntata di GIFFI CRASH! In questo video scopriremo le 5 eruzioni vulcaniche più letali dal 2000 a oggi: eventi che hanno causato distruzione, evacuazioni di massa e cambiato per sempre il territorio e la vita di milioni di persone. Preparati a un viaggio tra lava, cenere e forze della natura che nessuno può controllare.

 


5) Monte Ontake (2014)

 

Monte Ontake

https://ja.wikipedia.org/wiki/%E5%BE%A1%E5%B6%BD%E5%B1%B1#/media/%E3%83%95%E3%82%A1%E3%82%A4%E3%83%AB:MountOntakefromKurakakePass.JPG

Partiamo dal Giappone, sull'isola di Honshū. Qui a 200 km a ovest di Tokyo, svetta il monte Ontake. Per il popolo nipponico, l'Ontake-San è molto più di una montagna: è un luogo sacro, meta di pellegrinaggi da secoli e, con i suoi 3.067 metri, è il secondo vulcano più alto del Paese dopo il celebre Monte Fuji. Fino al 1979 era considerato un gigante dormiente, ma una serie di esplosioni improvvise confermò il contrario. Negli anni successivi solo eruzioni minori, almeno fino al 2014, quando il Giappone fu scosso da una catastrofe. Il 27 Settembre, intorno alle 11:52, il Monte Ontake si risvegliò con estrema violenza. Si trattò di un'eruzione freatica: in questi casi non è il magma a risalire, ma l'acqua sotterranea che, surriscaldandosi, crea un "effetto pentola a pressione". Proprio per questa sua natura, l'esplosione avvenne senza alcun segnale sismico precursore. Poiché la vetta è una meta ambita anche per gli scalatori meno esperti, quel sabato mattina centinaia di persone si trovarono intrappolate, costrette a cercare un riparo impossibile tra la cenere e i lapilli. Durante l'intero mese successivo, le ricerche di morti, feriti e dispersi continuarono senza sosta, nonostante l'attività vulcanica del sacro monte continuasse. Al 27 Ottobre, un mese dopo l'esplosione, le ricerche si fermarono a 57 morti e 6 dispersi, segnando così la storia del Giappone. Quella dell'Ontake nel 2014 è, infatti, l'eruzione più mortale del paese dal 1902, quando il vulcano Torishima uccise circa 150 persone sull'omonima isola, che, da allora, è diventata una riserva ornitologica accessibile solo a ricercatori muniti di permesso.

 

4) Volcán de Fuego (2018)

 

Volcàn de Fuego

Por Juan Francisco - https://www.flickr.com/photos/190923371@N05/51298064140/, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=107336113

La sua attività vulcanica è frequente e spesso violenta. Il Volcán de Fuego, o "Chi Q'aq'", che significa "dove si trova il fuoco" in lingua Maya, si eleva per 3768 metri nel cuore del Guatemala. Fa parte della Sierra Madre, catena montuosa dell'America Centrale, e, insieme all'"Acatenango", forma un complesso vulcanico chiamato "La Horqueta". È noto per essere costantemente attivo, tant'è che piccole esplosioni di gas e cenere avvengono ogni 15/20 minuti, ma le grandi eruzioni sono meno frequenti. Il corrente periodo di attività del Volcán de Fuego dura dal 1999, ma è nel 2018 che il vulcano ha mostrato il suo volto più terrificante, scatenando la potenza più alta mai registrata dal 1974. Il 3 Giugno 2018 il "Fuego" eruttò, producendo flussi piroclastici, lahar e un'enorme nuvola di cenere, mettendo a rischio la vita di circa un milione di persone. I paesi di San Miguel Los Lotes e di El Rodeo furono coperti da cenere e rocce, causando l'evacuazione di più di 3000 persone e forzando la chiusura dell'Aeroporto Internazionale La Aurora. Per giorni l'attività vulcanica continuò, costringendo, inoltre, chi era appena tornato a casa ad abbandonarla di nuovo. Al 30 Luglio il conto delle vittime era di almeno 190, il numero di feriti ammontava a 57 e quello dei dispersi a 256. Ma i numeri, per quanto drammatici, non dicono tutto. Dietro quelle cifre restano migliaia di feriti, un ecosistema devastato e, soprattutto, le cicatrici psicologiche di chi ha visto il proprio mondo sparire sotto una coltre grigia in pochi, interminabili secondi.

 

3) Nyiragongo (2002)

 Nyiragongo

Cai Tjeenk Willink (Caitjeenk), CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

Cambiamo di nuovo continente e dirigiamoci in Africa, nella Repubblica Democratica del Congo. Qui si trova Il Nyiragongo, uno dei vulcani più attivi e pericolosi dell'intero pianeta. Raggiunge i 3470 m di altezza e si trova al confine con il Ruanda, nei pressi del lago Kivu, posizione da cui minaccia la vicina città di Goma. Il Nyiragongo è celebre per ospitare nel suo cratere il lago di lava più grande del mondo. È uno spettacolo ipnotico, ma estremamente instabile. Nel 1977, il collasso delle pareti del cratere fece svuotare improvvisamente il lago: un fiume di lava rapidissimo travolse tutto ciò che trovò sul suo cammino, uccidendo centinaia di persone in pochi minuti. Nonostante sia uno dei vulcani più monitorati, la sua furia è difficile da contenere. 17 Gennaio 2002: dopo mesi di eventi sismici, la parete sud del vulcano si squarciò letteralmente. La lava del Nyiragongo è diversa da quella di molti altri vulcani: è povera di silice, il che la rende incredibilmente fluida. Può scorrere a velocità che raggiungono i 60 chilometri orari. In poche ore, una colata larga centinaia di metri raggiunse la periferia di Goma. 400.000 persone furono evacuate nella vicina Gisenyi, in Ruanda. La catastrofe, però, lasciò indietro circa 245 vittime, morte a causa di asfissia o crolli dovuti agli eventi sismici. La lava non si fermò davanti a nulla, ricoprendo il 13% del tessuto urbano di Goma, lasciando circa 120.000 persone senza dimora. L'eruzione non aveva comunque messo fine all'evento naturale, che continuò a vessare la città per i mesi a venire, con una nuova eruzione e nuovi terremoti che causarono altri crolli. Il Nyiragongo è tornato a colpire con estrema violenza anche nel 2021, confermandosi una ferita aperta per il popolo congolese: una meraviglia della natura che, in qualunque momento, può trasformarsi in una trappola mortale.

 

2) Merapi (2010)

 

Monte Merapi

Oleh Adyagustian - Karya sendiri, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=104839088

L’Indonesia è un arcipelago dove la modernità delle metropoli incontra una natura selvaggia e primordiale. Ma questa bellezza nasconde un’insidia: è una delle aree sismiche più attive del pianeta. In seconda posizione troviamo il monte Merapi, stratovulcano dell'isola di Giava, il cui nome significa "Montagna di fuoco". È tra i vulcani più attivi al mondo, tanto che è quasi impossibile vederlo senza il suo caratteristico pennacchio di fumo che svetta sopra l'orizzonte. Dal 1548 è stato protagonista di 68 eruzioni, ma è dal 1992 che il Merapi ha iniziato una fase di attività senza sosta, culminata nel disastro del 2010. Il 25 Ottobre dello stesso anno il Merapi eruttò dalla sua faccia a sud-est. La minaccia fu tale da costringere oltre 350.000 persone ad abbandonare tutto e fuggire. Il pericolo maggiore non fu la lava, ma i micidiali flussi piroclastici e i lahar, scatenati dalle forti piogge del 4 novembre, che trascinarono detriti vulcanici ovunque. L'eruzione vulcanica uccise 353 persone e fu talmente violenta da modificare la fisionomia della montagna. Ma perché il Merapi fa così paura? Questo gigante non solo fa parte dei 16 "Decade Volcanoes", i vulcani considerati più pericolosi al mondo per la loro storia eruttiva, ma è anche situato in una zona particolarmente popolata. Ai suoi piedi vivono milioni di persone: per loro, la 'Montagna di Fuoco' non è solo un panorama, ma una minaccia costante con cui convivere ogni giorno.

 

1) Anak Krakatau (2018)

 

Anak Krakatoa

By Adhari Arief - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=171135401

Al primo posto non poteva che esserci il leggendario Krakatoa, protagonista di alcuni degli eventi vulcanici più letali e distruttivi che l'uomo abbia mai documentato. Ma per essere precisi, oggi la minaccia ha un nuovo nome: Anak Krakatau, letteralmente il 'Figlio del Krakatoa'. Il 'padre' morì nel 1883, collassando su se stesso. La scomparsa del primo Krakatoa è avvenuta a seguito di uno degli eventi eruttivi più potenti avvenuti in tempi storici. L'esplosione sviluppò una potenza di 200 megatoni, quattro volte superiore a quella di una bomba Zar, la bomba più potente mai creata dall'uomo. Produsse un rumore tale da essere considerato il suono più forte mai registrato dall'uomo, udibile a 5.000 chilometri di distanza. Le onde generate da essa viaggiarono per tutto il globo e due terzi dell'Isola di Rakata furono polverizzati. Dalle ceneri di quel gigante, nel 1927, è sorto l'Anak Krakatau. Un vulcano giovane, in crescita costante, che nel dicembre del 2018 ha deciso di ricordare al mondo di cosa è capace la sua stirpe. Il 22 Dicembre dello stesso anno, verso le 21:00, il monte eruttò sul fianco sud-occidentale, causando nubi fino a 17 km di altezza. 64 ettari di terreno si riversarono in mare. Questo immenso smottamento sottomarino generò uno "tsunami silenzioso". Senza alcun terremoto a far scattare i sistemi di allerta, onde altissime si abbatterono su oltre 300 chilometri di costa tra Giava e Sumatra, sorprendendo le persone nelle loro case o durante i concerti in spiaggia. Fu proprio lo tsunami a causare l'incredibile numero di 437 morti e migliaia di feriti. La potenza del collasso fu tale che il vulcano stesso perse due terzi della sua altezza, passando da 338 a soli 110 metri in una notte. Quella dell’Anak Krakatau si conferma così l’eruzione più letale del XXI secolo: una dimostrazione brutale di come, anche nel mondo iper-tecnologico di oggi, la natura possa ancora colpirci alle spalle senza lasciarci il tempo di reagire.

 

CONCLUSIONE

A vederli da lontano, i vulcani sono dei veri e propri spettacoli della natura, eppure, al contempo, rappresentano una delle forze più imprevedibili e letali con cui l'essere umano debba convivere. Purtroppo molte delle zone ad alta attività sismica nel mondo sono anche tra le più popolate. Dall’Indonesia al Giappone, fino ad arrivare alla nostra Italia, milioni di persone vivono letteralmente all'ombra di giganti che potrebbero risvegliarsi in qualunque momento. Nonostante lo sviluppo tecnologico ci permetta oggi di monitorare ogni minimo tremore della terra, l'eruzione dell'Anak Krakatau o quella del Monte Ontake ci hanno insegnato una dura lezione: la natura troverà sempre un modo per sorprenderci. Il nostro obiettivo resta quello di trasformare queste potenziali catastrofi in eventi prevedibili, per proteggere quante più vite possibile. Se questo viaggio tra i giganti di fuoco ti è piaciuto, non perderti altri episodi della nostra serie. A presto con il prossimo episodio di GIFFI CRASH!

 

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